lunedì 22 dicembre 2014

Tour invernale della Sicilia: Segesta, Mazara, Selinunte, Agrigento e Ragusa.

Eccoci al secondo pit stop di questo tour invernale della Sicilia. Qui il primo racconto.

Ne abbiamo macinati di chilometri sotto le suole e di calorie sotto i denti!

Andando a ritroso, dalla meta più recente a quella più lontana, stiamo godendo la digestione di un'ottima cena a Ragusa Ibla!
Ci sembra di aver capito che da queste parti si gusta meglio la carne e le verdure del pesce. Del resto, siamo a 15 minuti di auto dalla costa più meridionale della Sicilia. Due ristoranti diversi per cena e per pranzo, ma medesimo risultato di gran soddisfazione e gusto: Il Barocco - ristorante pizzeria con ampia scelta e valide proposte - e La bettola, piccola trattoria a conduzione familiare.
La città di Ragusa Ibla è una chicchina da presepe, con la maestosa chiesa barocca che domina la piazza dalla sua maestosa scalinata. Dietro si articola un dedalo di viuzze tra scale di sali e scendi e un'altra parte di città più regolare ma ugualmente ben tenuta e valorizzata.

L'impressione arrivando a Ragusa è stato quello di trovarsi in un territorio effettivamente diverso dalle altre provincie visitate, mi è venuto da dire "la svizzera della Sicilia". È tutto molto ordinato. Non solo la città, ma anche la campagna attorno, i monti Iblei. Arrivando da Gela, dalla superstrada, Ragusa non si vede. È nascosta, ti appare tutta insieme come per incanto. Arrivi alla città alta e ti trovi a scendere scendere scendere fino a quanto ti appare questo cucuzzolo urbanizzato davanti. Una soddisfazione incredibile per gli occhi.
Il tragitto di strada che abbiamo fatto tra Agrigento e Ragusa è stato costellato da una diverse tipologie di paesaggio. Quello prossimo a Ragusa è effettivamente il più ordinato e incredibilmente regolare. Campagne brulle e verdi che sembra di essere in Irlanda, con la differenza che hai sopra di te un cielo limpido e azzurro, un caldo sole e un vento caldo che spira dal male. Muretti a secco separano i poderi di erba verde smeraldo, tanto che sembra di essere nel vercellesse e mirare risaie.
Una campagna oggettivamene bella, la cui bellezza è sicuramente amplificata dal contrasto con il paesaggio della devastata periferia di Gela, d maleodorante di petrolchimico.
La parte tra Agrigento e Gela ci ha colpito per la distesa di serre e culture a vite - immagino di passito perché coperte da reti. Il risultato è quello di passare al centro di campagne immense rivestite di plastica bianca e rilucente di sole delle serre, dentro pomodori zucche e peperoni.

Agrigento è una città che al primo colpo d'occhio sembra bruttissima. Per qualcuno lo può rimanere anche al secondo. Noi ci abbiamo dormito due notti, in un b&b del centro. Abbiamo girovagato per i suo vicoli che salgono e scendono - con passeggino ed infante a bordo di 19 kg - abbiamo percorso la sua Via Atenea e il Viale della Vittoria più volte durante il soggiorno. Ci siamo persi un paio di volte nei suoi obbligati sensi unici. Posso dire ora che è una città con un suo carattere e con una sua particolarità urbanistica. Il suo profilo sul promontorio antistante la Valle dei Tempi ricorda quello di Assisi, i suoi terribili palazzi anni Sessanta Settanta ricordano Genova insieme a qualche Carrugio. L'impatto che si ha dalla strada arrivando ricorda Perugia e il sali e scendi per i suoi vicoli può dare l'idea della Vecchia Lione. Ma dentro è solo Agrigento, ed è unica.
La Valle dei Templi, nemmeno a dirlo, è bellissima. Non saprei dire se è più stupefacente la disposizione paesaggistica dei tempi sulla collina o il colore caldo della pietra e la quantità di reperti. Era quello che mi aspettavo, la magnificenza greca e la sua grandiosità. Ho apprezzato molto l'Icaro caduto di Igor Mitoraj e il giardino della Kolimbethra restaurato grazie al contributo del FAI. Gastronomicamente parlando Agrigento ci ha dato qualche chilo in più, e di questo efficientissimo nutrimento possiamo ringraziare A'Putìa Bottega siciliana per il sano e gustoso aperitivo, Naif per l'ottima carne e ExPanificio per le sarde alla beccafico e i dolci del monastero di Santo Spirito.

Ma ci eravamo preparati ai templi di Agrigento, visitando Segesta prima e Selinunte poco prima. Entrambi molto belle. Segesta, poco distante da Trapani, è un piccolo ma ben mantenuto sito, dove in una posizione panoramica sul Castellammare del Golfo si può ammirare un delizioso teatro e un tempio dorico ben mantenuto. Il tempio ha mantenuto solo l'ordine esterno delle colonne e non si può visitare all'interno, almeno in questa stagione. Selinunte, nel comune di Castelvetrano, è invece un sito immenso, che oltre ad un tempio ben mantenuto ne ha altre due in maestose rovine e una grande acropoli con ancora ben visibile parti di pavimentazioni e mosaici. Di questa stagione la si può visitare anche in macchina, altrimenti, gambe in spalle e andare... La Maghetta è ormai diventata una cacciatrice di tempi!

Altro non ci resta che citare la sobria e al contempo insolita Mazara del Vallo. Sembra essere la città più nord africana della Sicilia. La sua numerosa flotta di pescherecci attira immigrati tunisini e la città riflette nelle sue forme questo stretto legame. Una bella piazza dalla chiesa barocca, manco a dirlo vero, e tutto un retro di viuzze e case basse con passaggi stretti e ben decorati da piastrelle e maioliche incastonate nell'intonaco. Abbiamo mangiato in un ottimo ristorante vicino alla stazione La bettola e mangiato ottima pasticceria - tra cui lo stupefacente cannolo grezzo - alla pasticcera Mangogna. Ci siamo persi ahimé il couscous di pesce, alla maniera di Mazara, sembra che in bassa stagione non valga la pena preparne. Ma come dire, non ci possiamo certo lamentare, potevamo mangiare meglio che in Sicilia?

2 commenti:

Baol ha detto...

La Sicilia è bellissima, amici miei avete fatto benissimo!

La Francese ha detto...

grazie baol ^_^

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